il campo di palline da tennis
A dodici anni ero vegetariana, portavo i capelli lunghissimi e mi affacciavo al balcone della mia stanza per guardare i ragazzi che giocavano a pallone.
C’erano due in particolare che mi piacevano.
L., bruno, occhi neri e un po’ sfuggente.
A., biondo, occhi chiarissimi, quasi trasparenti, dolce. Tanto che gli altri ragazzi lo prendevano in giro per questo.
Quando giocavo a tennis con un’amica, A. mi aiutava a riprendere le palline che lanciavo oltre il confine del parco, nel vicino campo coltivato.
A volte le lanciavo di proposito più lontano, così lui scavalcava con me l’inferriata e ce ne stavamo giornate intere nel campo a cercare le palline gialle.
Un giorno A. l’ho portato sul tetto del mio palazzo.
C’erano due in particolare che mi piacevano.
L., bruno, occhi neri e un po’ sfuggente.
A., biondo, occhi chiarissimi, quasi trasparenti, dolce. Tanto che gli altri ragazzi lo prendevano in giro per questo.
Quando giocavo a tennis con un’amica, A. mi aiutava a riprendere le palline che lanciavo oltre il confine del parco, nel vicino campo coltivato.
A volte le lanciavo di proposito più lontano, così lui scavalcava con me l’inferriata e ce ne stavamo giornate intere nel campo a cercare le palline gialle.
Un giorno A. l’ho portato sul tetto del mio palazzo.

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