sabato, gennaio 13, 2007

uomo n° 1

In una storia d’amore la cosa più difficile è dire la parola fine al momento giusto.
Io la dico ora, ma era dentro di me da qualche tempo.
Era lì, sulla punta della lingua, ma non la dicevo.
Forse lo so quando è nata questa parola: un giorno per caso i miei occhi si sono posati sul volto di un uomo e non sono riuscita a fare a meno di osservarlo.
Il profilo, il taglio degli occhi, i capelli spettinati.
Il modo di stare seduto, il modo di guardare, il modo di ridere.
Le mani, il modo di ridere.
La bocca, il modo di alzarsi, camminare e andare via.
Non l’ho fermato, non gli ho chiesto il nome, non gli ho chiesto nulla.
Ho lasciato che andasse via, ma ho continuato a seguirlo con gli occhi.
Tutto qui.
Sembra così poco.
Un attore che recita la parte di una comparsa.
Nessuna battuta, solo una comparsa.
Sul copione leggi UOMO n° 1.
Perché non l’hai cercato?
Tempo fa recitavo a teatro e so come funzionano certe cose.
Le piccole compagnie teatrali non ingaggiano un attore per la parte di una comparsa in un’unica scena.
Sarebbe un grosso spreco.
Finita la parte l’attore torna dietro le quinte, si cambia d’abito, magari un cappello e baffi finti e aspetta di tornare sul palcoscenico con un nome e un cognome.
L’attore aspetta con le battute tra i denti, aspetta impaziente di tornare in scena come personaggio e non più comparsa.
Questa parte della storia però non la conosco, non l’ho ancora vissuta.