L* C****
Il mio paesino di montagna, piccolissimo, giusto quattro gruppi di case, orti a terrazze, qualche sentiero tra ciclamini e alberi di nocciole, una piazzola.
Le case qui sono come alberi, cresciute nei decenni un po’ alla volta, una sull’altra, dove c’è spazio e luce c’è un nuovo ramo: un gabinetto, un sottotetto, un ingresso, una gradinata.
Così non c’è una regola nel costruito, ogni casa è unica, ha i suoi luoghi e i suoi percorsi, più o meno improbabili.
Come le altre la mia casa.
Scale esterna che accede ad un pianerottolo e poi porta d’ingresso a vetri gialli, scala interna che scende agli appartamenti di mio nonno. Un’altra scala esterna, strettissima, sale fino al terrazzo e dal terrazzo un panorama di montagne (ricordo un monte in particolare, con la cima ricurva a ricciolo).
E’ su quel terrazzo che voglio tornare in questo momento, a quel giorno in cui mia mamma stava preparando la lana per i cuscini e l’aveva raccolta come nuvole asciugate al sole e io mi tuffavo nelle nuvole, e correvo e ridevo con la luce negli occhi.
Le case qui sono come alberi, cresciute nei decenni un po’ alla volta, una sull’altra, dove c’è spazio e luce c’è un nuovo ramo: un gabinetto, un sottotetto, un ingresso, una gradinata.
Così non c’è una regola nel costruito, ogni casa è unica, ha i suoi luoghi e i suoi percorsi, più o meno improbabili.
Come le altre la mia casa.
Scale esterna che accede ad un pianerottolo e poi porta d’ingresso a vetri gialli, scala interna che scende agli appartamenti di mio nonno. Un’altra scala esterna, strettissima, sale fino al terrazzo e dal terrazzo un panorama di montagne (ricordo un monte in particolare, con la cima ricurva a ricciolo).
E’ su quel terrazzo che voglio tornare in questo momento, a quel giorno in cui mia mamma stava preparando la lana per i cuscini e l’aveva raccolta come nuvole asciugate al sole e io mi tuffavo nelle nuvole, e correvo e ridevo con la luce negli occhi.

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