giovedì, dicembre 28, 2006

pane e margherita

Immagina una bimbetta con i riccioli biondi e gli occhi curiosi, che corre su e giù tra la casa, il terrazzo, il cortile e l’orto sul retro. E proprio dal retro che si raggiunge la casa di zia N.
- Mamma, vado da zia N.
Non aspettavo la risposta ed ero già lì.
Zia N. era la zia di mio padre, mi faceva da nonna, piccola, un po’ curva e senza denti, una cosa questa che la faceva sembrare una bambina sotto i suoi folti capelli bianchi.
Arriva e davo un bacio a lei e a zio V., ma di lui avevo un po’ paura, ma di lui avevo paura. Se ne stava in quella cucina buia a fumare sigarette e ne fumava così tante che aveva un segno nero sulle dita e un suono della voce un po’ sporco. Gli tremavano le mani e giocava con la fiamma dei fiammiferi.
Zio V. non era sempre in casa, gli piaceva stare nel suo orto a terrazze e a me piaceva stare con zia N. quando faceva le sue semplici faccende di casa.
Non ci vedeva molto bene, così io diventavo importante quando aveva bisogno di infilare il filo nella cruna dell’ago. Questa era una capacità di cui mi vantavo spesso.
- Zia N., ho fame!
- Vieni, ti preparo un panino.
Il pane di zia N. era più morbido di quello che mangiavo a casa, lo sceglieva così proprio perché senza denti lei non poteva masticare. Mi chiedeva cosa volevo nel panino, mi elencava delle cose e io ne sceglievo una dall’elenco:
- Margherita!
Così lei mi preparava pane e margherita.
Mi dava anche un po’ di caffè annacquato e il fatto di bere caffè mi faceva sentire grande.
E mentre mangiavo e bevevo mi guardavo intorno. Il tavolo di legno scuro era pieno dei piccoli buchi dei tarli, la carta da parati si staccava in alcuni punti per l’umidità e i cerchi adesivi dei formaggini cercavano di riparare al danno con una soluzione precaria ma variopinta.
Il televisore era coperto da una tendina, lo accendevano solo la sera e mi faceva troppo strano che le immagini trasmesse erano in bianco e nero.
Ogni volta che avevo voglia di pane e margherita e di tutte le altre belle cose tornavo da zia N.
La chiamavo da giù e mi facevo venire a prendere per superare l’ingresso sorvegliato da Bobbino, un grosso cane bianco e nero, con cui non avevo ancora familiarizzato.
- Voglio pane e margherita!
E non importava se non aveva chissà quale sapore, andava bene così, anche se la margherita era solo margarina.