il ventre dell'architetto
A 20 anni frequentavo un ragazzo calabrese.
Nel salutarmi, dopo il primo appuntamento, mi disse due cose.
"Hai il sorriso di una madonna del ‘500 (un dipinto)".
Dopo aggiunse: “A 28 anni pensavo di aver visto tutto nella vita, poi ho incontrato Miriam!”.
Il primo era un complimento, il secondo non lo so.
C’erano della cose di lui che non capivo: lui si definiva torbido.
Io avevo tutto l’entusiasmo del primo anno di università, lui si stava laureando.
Per festeggiare la laurea gli arriva un fascio di rose rosse nel pomeriggio e la sera io.
Pensavo di trovarlo contento: era contento per la mia presenza, ma qualcosa non andava.
A un certo punto si alza, prende un libro di autori latini e mi dice che dopo nove anni di ingegneria ha nostalgia degli autori classici.
A me quelle parole arrivavano come bestemmie.
Avevo chiuso i vocabolari di latino e greco da poco più di un anno, ma ancora non mi era passato il rifiuto per quegli studi fatti di 4 alle versioni e umiliazioni alla cattedra.
L’unico motivo per cui non avevo interrotto quel percorso scolastico era l’amore per la tragedia greca, ma di certo non avevo nostalgia dei miei studi liceali, e il fatto che avessi scelto una facoltà scientifica ne era la prova.
Non capivo perché lui guardava indietro, io guardavo avanti.
Ora invece lo capisco.
Qualche sera fa sono stata a teatro: il re, Arianna, Teseo, il Minotauro e il labirinto di Dedalo (che magnifiche scenografie di luce!).
A parole non te lo so dire quanta voglia ho adesso di riscoprire tutti gli antichi miti.
Tante cose le ho dimenticate.
Ora capisco come si sentiva quel ragazzo calabrese. Anch’io adesso mi sento così, mi sento persa.
E’ come se a 20 anni potessi vedere l’orizzonte e ora ci sono solo le pareti di un labirinto che io stessa ho costruito.
Vado un po’ avanti, un po’ indietro, mi fermo.
Non so se mi conviene di più cercare la via d’uscita o smontare tutto e rivedere il progetto.
Nel salutarmi, dopo il primo appuntamento, mi disse due cose.
"Hai il sorriso di una madonna del ‘500 (un dipinto)".
Dopo aggiunse: “A 28 anni pensavo di aver visto tutto nella vita, poi ho incontrato Miriam!”.
Il primo era un complimento, il secondo non lo so.
C’erano della cose di lui che non capivo: lui si definiva torbido.
Io avevo tutto l’entusiasmo del primo anno di università, lui si stava laureando.
Per festeggiare la laurea gli arriva un fascio di rose rosse nel pomeriggio e la sera io.
Pensavo di trovarlo contento: era contento per la mia presenza, ma qualcosa non andava.
A un certo punto si alza, prende un libro di autori latini e mi dice che dopo nove anni di ingegneria ha nostalgia degli autori classici.
A me quelle parole arrivavano come bestemmie.
Avevo chiuso i vocabolari di latino e greco da poco più di un anno, ma ancora non mi era passato il rifiuto per quegli studi fatti di 4 alle versioni e umiliazioni alla cattedra.
L’unico motivo per cui non avevo interrotto quel percorso scolastico era l’amore per la tragedia greca, ma di certo non avevo nostalgia dei miei studi liceali, e il fatto che avessi scelto una facoltà scientifica ne era la prova.
Non capivo perché lui guardava indietro, io guardavo avanti.
Ora invece lo capisco.
Qualche sera fa sono stata a teatro: il re, Arianna, Teseo, il Minotauro e il labirinto di Dedalo (che magnifiche scenografie di luce!).
A parole non te lo so dire quanta voglia ho adesso di riscoprire tutti gli antichi miti.
Tante cose le ho dimenticate.
Ora capisco come si sentiva quel ragazzo calabrese. Anch’io adesso mi sento così, mi sento persa.
E’ come se a 20 anni potessi vedere l’orizzonte e ora ci sono solo le pareti di un labirinto che io stessa ho costruito.
Vado un po’ avanti, un po’ indietro, mi fermo.
Non so se mi conviene di più cercare la via d’uscita o smontare tutto e rivedere il progetto.

2 Comments:
vola!
come fece nell'atto finale!
mi sto già costruendo le ali!
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