sabato, dicembre 09, 2006

la rosa di nessuno

Elisabetta è l’unica bambola con cui non ho mai giocato, perché aveva già un nome.
Per me giocare con una bambola voleva dire darla un nome.
Sceglievo una bambola, le davo un nome ed era l’unica con cui giocavo per giorni e mesi.
Parlavo con lei, le raccontavo i miei sogni, è da lei che andavo quando ero triste, quando mi facevano piangere, e lei era l’unica che mi poteva capire.
Una sola cosa non sapeva fare: stupirmi, perché le parole che mi diceva uscivano direttamente dalla mia bocca.
Preferivo una bambola piccola, così da poterla portare sempre con me, anzi a volte non era nemmeno una bambola, ma una pallina da tennis, l’importante era che mi ascoltasse.
E quando io cambiavo, perché crescevo, cambiava il nome e con questo la bambola.

- Che nome hai quando non ti chiami mamma?
- Teresa.
- E io che nome avrò da grande?
- … (mia mamma era impreparata a questa domanda)
- Posso chiamarmi Margherita? Rosa?

Mia mamma rispose di sì.
Oggi non mi piacerebbe avere il nome di un fiore.

Se un giorno avrò una figlia le darò il nome di una città.